DeLorean DMC-12, il futuro degli anni Ottanta
Una sportiva tecnicamente fragile sopravvissuta grazie a una trilogia cinematografica.
Il lusso raccontato dal cinema
Un’auto in un film non è mai soltanto un mezzo di trasporto. È un’estensione del personaggio, una dichiarazione d’intenti, a volte un intero secondo protagonista. I Motori del cinema sono Aston Martin e Ferrari, DeLorean e Mustang, Lancia Aurelia e Alfa Duetto — oggetti meccanici trasformati in simboli dal montaggio, dalla colonna sonora, dalla luce di una strada notturna.
Una casa automobilistica come protagonista continuo del lessico cinematografico di lusso.
Una sportiva tecnicamente fragile sopravvissuta grazie a una trilogia cinematografica.
La coupé di Goldfinger e il suo ruolo nel lessico globale del lusso meccanico.
San Francisco, Steve McQueen e il primo inseguimento moderno del cinema d'azione.
Una spider italiana e il ritratto di un decennio: Gassman al volante di un'epoca.
James Bond è inseparabile dalla DB5 di Goldfinger; Steve McQueen ha costruito l’archetipo dell’inseguimento urbano con la Mustang di Bullitt; Dustin Hoffman ha attraversato la Bay Bridge al volante di un’Alfa Romeo Duetto in un piano-sequenza che nessuno ha mai dimenticato; Vittorio Gassman ha fatto lo stesso con la Lancia Aurelia di Il sorpasso, sigillando un’estate italiana in un’unica cavalcata. Ogni decennio ha la sua auto feticcio, e spesso quell’auto vende più dei suoi modelli contemporanei proprio grazie al film che l’ha immortalata.
Raccontiamo i motori del cinema incrociando tre dimensioni: l’oggetto — scheda tecnica, design, motore, epoca —; il film — scena, ruolo, rapporto col protagonista —; il mercato — aste, valori, collezioni. Un’auto del cinema vale spesso molto più di un’auto normale del medesimo anno, e certi esemplari specifici (l’auto di scena, l’auto usata davvero dall’attore, l’auto presente nel backlot) possono valere milioni.
Ma qui non ci interessa solo il prezzo: ci interessa la narrazione. Perché una Aston Martin diventa Bond e non una Jaguar? Perché il cinema americano degli anni Settanta ha raccontato la propria crisi attraverso le muscle car, mentre quello italiano degli anni Sessanta ha scelto spider e coupé? Perché certe case automobilistiche — Ferrari in testa — hanno saputo trasformare ogni apparizione cinematografica in un investimento di lungo termine?
I motori si intrecciano inevitabilmente con i ritratti (Paul Newman pilota, McQueen pilota, Belmondo pilota), con le destinazioni (la Mille Miglia, il Gran Premio di Monte Carlo, le strade del Lago di Como), con gli orologi indossati al polso del guidatore. Un pilota del cinema porta sempre al polso un cronografo, e quel cronografo racconta la stessa storia dell’auto: precisione, velocità, eleganza.
Questa categoria è per chi riconosce un motore dal suono, una carrozzeria dalla silhouette, un’auto di scena dal dettaglio inquadrato alla terza scena. Per chi sa che certe inquadrature non invecchiano e che certe auto, al cinema, non muoiono mai.