Anita Ekberg nella Fontana di Trevi
Un abito nero, una notte romana e una scena che ha costruito un'intera estetica italiana.
Il lusso raccontato dal cinema
Lo stile al cinema è un’arte invisibile. Quando funziona, non lo notiamo: vediamo solo il personaggio, il momento, l’emozione. Quando è straordinario, diventa citazione, imitazione, tendenza — e spesso detta la moda per decenni. Lo Stile di Set & Style è l’universo del costume cinematografico e di ciò che ne è derivato nella moda, nel design e nell’immaginario collettivo.
Otto Oscar, cinquant'anni di carriera e un metodo che ha formato generazioni.
Un abito nero, una notte romana e una scena che ha costruito un'intera estetica italiana.
La costumista che ha trasformato Manhattan in una passerella permanente.
Anatomia di un capo che ha ridefinito l'eleganza del Novecento.
Loro Piana, Brunello Cucinelli, Max Mara: il dizionario sartoriale della serie HBO.
Il tubino nero di Hubert de Givenchy per Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany è l’archetipo assoluto. Anita Ekberg dentro la Fontana di Trevi in La dolce vita ha sigillato un’estetica italiana che ancora detta legge. Grace Kelly in Hitchcock ha costruito un manuale di eleganza che settant’anni dopo torna sui red carpet. E poi i costumisti invisibili: Edith Head, Milena Canonero, Piero Tosi, Patricia Field — nomi che non compaiono nei trailer ma che senza i quali molti film non sarebbero quello che sono.
Raccontiamo lo stile del cinema guardando a quattro piani: il capo singolo (il tubino, l’impermeabile, lo smoking), il costumista (la visione, il metodo, la filologia), il film (il contesto narrativo, la funzione drammaturgica), la ricaduta (cosa ne è stato nella moda del mondo reale). Il vero lusso, al cinema, non si riconosce dal logo: si riconosce dalla coerenza tra personaggio e oggetto, tra luogo e tessuto, tra epoca e silhouette.
Dal cinema degli anni Sessanta alla quiet luxury di Succession, dall’eccentricità di Sex and the City alla sobrietà degli abiti di Sorrentino: ogni stagione cinematografica produce una propria proposta estetica, e ogni proposta finisce per influenzare guardaroba reali. Il red carpet stesso è un palcoscenico in cui gli attori continuano a recitare, spesso con abiti pensati apposta per essere inquadrati.
Questa categoria si lega a doppio filo con Ritratti — molti capi iconici non sarebbero tali senza chi li ha indossati — e con Gioielli, perché stile e orologeria si completano al polso della giusta manica. Dialoga anche con Destinazioni, quando l’abito diventa inseparabile da un luogo: il poncho di Belmondo a Roma, il bikini di Andress nei Caraibi, il trench di Bogart a Casablanca.
Leggere lo stile di un film significa leggere un’intenzione. E imparare a leggere quell’intenzione è uno dei modi più sofisticati per continuare a godersi il cinema molti anni dopo la prima visione.